La consulenza filosofica aziendale: una forma pratica per affrontare il rapporto tra etica ed economia

in Italiaetica, 2/2007, p. 52

Guido Traversa

 

1. Etica e scienza

 

Molte questioni etiche che si accompagnano alla ricerca scientifica e alle sue applicazioni appaiono non di rado come qualcosa di esterno alla scienza stessa, alla sua storia, alla storia dei cambiamenti dei paradigmi esplicativi assunti da ogni singola disciplina scientifica. Esse appaiono come “esterne” proprio a causa dell’apparente “atomicità”, “semplicità” delle nozioni etiche – libertà, responsabilità, rispetto, legge, persona – che vengono usate nel definire le norme ideali a cui la scienza in generale, e ciascuna disciplina in un modo particolare, dovrebbe attenersi nel proprio operato.

Secondo questa posizione i problemi etici inerenti alla scienza sono una dimensione che vi si aggiunge dall’esterno, in un secondo momento: nella successiva riflessione, basata su principi etici e valori, sulle conseguenze pratiche che una determinata scienza ha sulla realtà. A mio modo di vedere, al contrario, essi sono interni al determinato paradigma conoscitivo su cui si fonda quella scienza. Infatti, ogni paradigma scientifico ha: 1) una sua logica, ossia un determinato apparato di categorie, che porta necessariamente a vedere la realtà del proprio oggetto in 2) una determinata concezione ontologica, dalla quale consegue 3) un particolare approccio di comportamento etico nei confronti dell’oggetto. È quindi necessario comprendere il nesso di determinazione reciproca tra la Logica, l’Ontologia e l’Etica.

Una simile analisi filosofica dell’apparato logico ed etico di ciascun paradigma di spiegazione scientifico consentirebbe non solo di avere già a livello formativo-universitario la consapevolezza della complessità del tessuto della disciplina scientifica che si viene apprendendo, ma di poter porre costantemente la questione del “limite” della ricerca e della concreta prassi scientifica: ci si renderebbe sempre più familiari non solo alla dimensione etica in generale, ma si acquisirebbe sempre più l’habitus del valutare, di volta in volta, in dettaglio la scienza che si viene sviluppando.

Adottando questo approccio molto della identità epistemologica di un simile lavoro si giocherà sul legame tra consapevolezza del limite ed esame del dettaglio. E tutto ciò, al fine primario di non relegare la responsabilità etica a qualcosa di mai veramente presente, di sempre spostabile nel futuro, ma di farne esperienza nella attuale molteplicità non omogenea dei dettagli, accidenti, che costituiscono la vita concreta della scienza e rispetto ai quali si viene chiamati ad esercitare l’agire responsabile in ogni momento. Così, forse, la discussione – e i conflitti che spesso ne derivano – sul “limite”, sulla “scelta”, sulla distinzione tra il lecito e l’illecito nella scienza in generale e in ciascuna scienza in particolare, risulterà più oggettiva in quanto determinata anche dall’oggetto di ciascuna scienza[1].

 

Hans Jonas scriveva:

“la scienza integrale dell’ambiente non esiste ancora. Le scienze oggettive attinenti a quest’ambito (della natura e della economia) devono per lo meno estrapolare dalla rete delle causalità le opzioni pratiche, su cui si possa impostare un esame etico del dettaglio e questo processo è solo agli inizi. Non possiamo ancora sostituire il telescopio con la lente d’ingrandimento. Nel frattempo, finché non migliorano le premesse cognitive perché ciò si attui, il rispetto e la prudenza di cui si è parlato nel Principio responsabilità e la coscienza del pericolo devono trattenerci nel senso più generale da una rovinosa leggerezza e far crescere in noi uno spirito di nuova moderazione”.

(Hans Jonas, Tecnica, medicina ed etica. Prassi del principio responsabilità, trad. it., Einaudi, Torino, 1997, p.5)

 

Dopo aver affermato che l’etica, quale insieme determinato di comportamenti, è intrinseca alla scienza in generale e in modo particolare a ciascun paradigma scientifico di spiegazione, è necessario sottolineare che tale assunto non conduce ad una autoreferenzialità della scienza, come a dire: dato che l’etica è intrinseca alla scienza, questa stessa si autolegittima, dichiarandosi esente dal doversi misurare con problemi etici distinti dal suo stesso operare. Al contrario, dall’affermazione di quel rapporto deriva che ciascun modello di spiegazione di un determinato “oggetto” non può non tener conto sia degli altri modelli sia, e ancor più, dell’“etica molteplice” della società civile. La necessità della non autoreferenzialità della scienza appare in modo netto quando i conflitti e i rischi divengono oggetto di scelte non solo scientifiche (quindi interne alla scienza), ma che fanno sentire una forma di responsabilità “allargata” nei confronti di tutta la realtà, non solo di quella scientifica.

 

2. La consulenza filosofica

 

Una nuova “applicazione “ della filosofia, la cosiddetta consulenza filosofica, sulla cui identità disciplinare è possibile ormai trovare un’ampia bibliografia, siti in internet e numerosi Master universitari [2] – può essere molto utile per mettere in pratica e per sperimentare questo lavoro epistemologico ed etico relativo ai rapporti tra scienza ed etica in generale, e in particolare  a quelli tra etica ed economia nell’ambito del lavoro nell’impresa.

Consulenza filosofica, filosofia pratica, ontologia applicata, tante potrebbero essere le denominazioni per la filosofia come particolare forma di comprensione delle condizioni individuali, di gruppo o collettive che vissute con disagio più o meno forte, o come qualcosa di cui  sfugge la forma precisa, generano dubbio, mostrano una mancanza di coerenza e fanno sorgere perciò, in chi le vive, un bisogno, inappagato, di compiutezza.

Ma al di là delle formule, la filosofia – nelle sue tante diverse forme: le filosofie – è un particolare modo del sapere e del capire: essa, in genere, cerca di mantenere legate tra loro, senza confonderle, le diverse dimensioni a cui si ricorre per comprendere qualcosa:

–      la sua causa,

–      i suoi effetti,

–      le sue finalità,

–      le leggi che lo regolano,

–      le possibili emozioni o sentimenti che lo accompagnano,

–      le sue conseguenze etiche,

–      la sua possibile bellezza,

–      i cambiamenti, voluti o non voluti, che lo riguardano,

–      le paure, i desideri che realmente o simbolicamente vi si connettono,

–      la sua importanza per la dimensione pubblica (sociale, economica, lavorativa e così via),

–      le tante facce, dimensioni, propensioni, che lo costituiscono e che certe volte gli appartengono realmente e che altre volte siamo noi che in modo illusorio gliele attribuiamo, aumentando così il disagio, il dubbio e comunque una falsa certezza insostenibile nel medio-lungo periodo.

Insomma, pur senza dare alla filosofia una supremazia sulle altre forme di sapere e di azione, bisogna riconoscere che, quando essa funziona, tiene insieme dimensioni che nelle altre scienze di solito vengono separate reciprocamente.

Tutte queste riflessioni teoriche generali mi hanno portato ad elaborare un progetto di consulenza filosofica aziendale che di seguito presento.

 

3. Il progetto di consulenza filosofica aziendale

 

Schema per un progetto di Consulenza filosofica relativa alla gestione del disagio e dei conflitti nell’ambito delle dinamiche del lavoro aziendale[3]

Si tratta di un progetto che intende capire le cause (passato), l’identità essenziale (presente), e le propensioni (futuro possibile), di una determinata situazione “lavorativa” che genera disagio e conflitto nella prospettiva di indicare le possibili strategie per risolvere tale “situazione” e di realizzare un miglioramento delle relazioni umane potenziando gli aspetti etici del rapporto di sé con sé, di sé con gli altri lavoratori, di sé con l’azienda nella sua interezza, di sé con la società.

Tutto ciò, tenendo presente che un simile obbiettivo organico consente, inoltre, di abbassare i costi per il personale sostenuti dall’azienda.

Momenti principali attraverso i quali si verrà sviluppando il progetto di consulenza filosofica:

  1. Realizzazione di un “quadro ideale” a cui l’azienda nella sua interezza dovrebbe giungere. Tale “quadro” non deve essere elaborato solo alla luce della situazione di “disagio e conflitto”, ma tenendo ben presente tutte le altre dimensioni costitutive dell’azienda. In modo che il lavoro stesso di comprensione e di azione nei confronti della situazione di “difficoltà” non perda di vista sia il contesto generale dato, sia il quadro ideale a cui si dovrebbe poter pervenire.
  2. Realizzazione di uno studio affidato ad uno “storico del lavoro” che ricostruisca sia la storia particolare – relativa all’azienda specifica – che ha portato alla situazione di “disagio e conflitto” (d’ora in poi S.D.e C.), sia una ricognizione su territorio nazionale ed internazionale volta ad individuare tutte le situazioni simili date nella storia al fine di offrirne uno studio comparato volto ad individuare le possibili soluzioni già tentate nel passato.
  3. Realizzazione di tre Tabelle per la raccolta dei dati su cui impostare nel dettaglio la soluzione della S.D. e C.:

–   Prima Tabella: raccolta di tutti i dati, offerti dai diversi organi costitutivi della azienda, ritenuti, da questi stessi, essenziali per stabilire la fisionomia reale della S.D. e C. A Tabella ultimata si procederà a stabilire una gerarchia di valori tra i dati raccolti, questa gerarchia sarà realizzata tenendo presente sia il “quadro ideale”, sia la dimensione etica che dovrebbe e dovrà sostenere le relazioni umane nelle dinamiche lavorative.

–   Seconda Tabella: raccolta di tutti i dati, offerti dai diversi organi costitutivi della azienda, ritenuti, da questi stessi, inessenziali per stabilire la fisionomia reale della S.D. e C. A Tabella ultimata si metteranno in discussione i criteri di inclusione dei dati, e ciò operando un confronto tra le due Tabelle: potrebbe emergere che i criteri di inclusione e di esclusione debbono essere ridiscussi e con essi gli stessi criteri per la gerarchia che li ha ordinati nella prima versione di entrambe le Tavole classificatorie. Un simile lavoro di interpretazione della fisionomia della S. D. e C., alla luce del rapporto tra queste due prime Tabelle, deve essere fatto tenendo sempre ben presente sia il “quadro ideale” sia le istanze etiche di partenza. A questo punto lo stesso “quadro ideale” potrebbe subire alcune modifiche risultanti da una migliore e più adeguata comprensione della fisionomia della S. D. e C.

–   Terza Tabella: il confronto dei criteri di inclusione-esclusione e di quelli della “gerarchia” costitutivi delle due precedenti Tabelle porterà ad individuare e raccogliere altri dati fin qui neppure visti: quelli fin ora non presenti né in quelli essenziali , né in quelli inessenziali. La Tabella che raccoglierà tali dati “non visti” sarà il momento cruciale affidato quasi interamente all’équipe di “Consulenza filosofica”: si tratta della Tabella che raccoglierà tutti quei segni, quei dettagli della S. D. e C. fin ora sfuggiti alla vista e che saranno colti proprio dal confronto tra le due Tabelle (quella delle “presenze” e quelle delle “assenze”) e dal confronto tra queste e il “quadro ideale” e le “istanze etiche”. Questa terza Tabella la chiameremo quella delle “propensioni” o degli “schemi latenti” interni alla S. D. e C.: essa consentirà di avere una immagine nuova e ad un tempo rigorosa della situazione in esame, tale da consentire di delineare strategie per determinare il miglioramento e poi un radicale cambiamento della S. D. e C.

  1. Realizzazione di questionari anonimi da sottoporre ai lavoratori del settore in questione (S. D. e C.) per arricchire e precisare la Tabella delle “propensioni”. Tali questionari saranno formulati e poi interpretati anche da psicologi e psicoterapeuti, per non tralasciare la dimensione strettamente personale del disagio e del conflitto che ciascun singolo individuo si trova a vivere in un modo specifico e non generico. Tale attenzione al particolare, alle singole persone, già di per sé componente etica fondamentale per l’intero progetto di consulenza filosofica, sarà determinante per accordare il cosiddetto “quadro ideale” alle concrete esigenze dei singoli. Naturalmente tale “accordo” potrà essere realizzato sempre solo in parte: velleitario sarebbe ritenere che le specifiche differenze tra le persone, determinate da così tanti fattori accidentali, potrebbero essere accolte nella concreta dinamica lavorativa di una qualsiasi azienda e dal suo eventuale “quadro ideale”. Ma la formulazione e l’interpretazione dei questionari e il loro confronto con la Tabella delle “propensioni” potrà realizzare un obbiettivo molto importante: quello di individuare diverse sotto classi del più generale “quadro ideale” e diverse sotto classi dello schema generale che dovrebbe guidare al miglioramento e al cambiamento della S. D. e C.: le “sotto classi” indicheranno le principali aree problematiche che sono emerse “dal basso”, cioè dai dati raccolti attraverso i questionari. Si potrà essere certi, così facendo, che si verrà incontro alle principali tipologie delle esigenze, dei disagi, dei conflitti, vissuti da ciascun singolo lavoratore. Tali tipologie, costituiranno, pertanto, uno dei momenti centrali per la elaborazione e realizzazione delle strategie per la soluzione definitiva della S. D. e C.
  2. Realizzazione alla luce di tutto il lavoro svolto, non solo del piano dettagliato per la soluzione della S. D. e C., ma anche di una “Carta Etica” da assumere quale “codice etico” interno all’azienda per prevenire situazioni simile a quella affrontata che potrebbero presentarsi in futuro in altri settori e con altre caratteristiche.

 

 


* Professore di Storia della filosofia contemporanea presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e docente di Bioetica presso l’Università degli Studi Roma Tre; Presidente dell’IFACE.crf.

[1] Questo approccio è esemplato nel mio Per un’epistemologia della cura, in Kéiron, 12/2003, pp. 32-37, ove si affronta il problema del rapporto tra diagnosi e terapia.

[2] Rinvio in particolare all’Istituto di Filosofia e di antropologia clinica esistenziale. Consulenza ricerca e formazione IFACEcrf  www.ifacecrf.it di cui sono Presidente.

[3] Per la realizzazione del presente Schema di consulenza filosofica aziendale si è prevista una parte relativa alle “relazioni umane” di competenza dell’Ingegnere Vincenzo Fragolino, una relativa agli aspetti psicologici, psichiatrici e psicopatologici a cura dei Professori Gianfranco Buffardi e Ferdinando Brancaleoni ed una riferita alla sfera della “formazione continua” a cura della Dottoressa Alessia Porena.

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