Un personalista alla corte di Francia?

Leggendo i quotidiani di questi ultimi due giorni il nome di Emmanuel Macron vincitore, (per il momento, in attesa del ballottaggio), alle recentissime elezioni francesi, è stato accostato al filosofo personalista Paul Ricoeur di cui è stato assistente durante gli studi per il Diploma Post laurea in Filosofia.

Immagino Macron discutere di politica – si è laureato all’Istituto di Studi Politici di Parigi Sciencepo – con Ricoeur, magari passeggiando nei corridoi universitari, dibattendo lo scontro-incontro tra amore e giustizia, tema così caro al filosofo.

 Si saranno interrogati su un’economia del dono, ove al centro sia posta la persona con la sua capacità di donare e di ricevere, gesto quest’ultimo che se vissuto, esalta il primo.

Con curiosità sono andata a riprendere un piccolissimo ma prezioso volumetto di Ricoeur intitolato “Amore e Giustizia”, la cui prima edizione risale al 1990 e, quindi, sicuramente noto e probabilmente studiato da Macron.

Il testo si snoda attraverso l’analisi della giustizia distributiva a partire da Aristotele sino alla teoria della giustizia di Rawls; in quest’ottica la società appare come dispensatrice di oneri e benefici, di vantaggi e di svantaggi.

Sia partendo dalla visione aristotelica, che traccia un distinguo tra giustizia distributiva e aritmetica, sia prendendo in considerazione la regola del “maximin” di Rawls che Ricoeur annota così:

Si ricorderà, a questo riguardo, la sorprendente formula di Rawls di interesse disinteressato, formula con la quale egli caratterizza l’atteggiamento di base dei contraenti nella ipotetica situazione del contratto originario. L’idea di reciprocità non è certo assente da questa formula, ma la giustapposizione di interessi impedisce all’idea di giustizia di elevarsi al livello di un riconoscimento vero e di una solidarietà in cui ciascuno si sente in debito verso ognuno.”,

si rischia di cadere in un formalismo della giustizia. Egli intravede il rischio di giungere al punto in cui il disinteresse diventa il sentimento dominante.

Nella seconda parte vi è la ricerca di un punto di equilibrio tra “l’inno dell’amore” e “la regola formale” della giustizia.

Scrive Ricoeur:
Mi sembra che, tra la confusione e la dicotomia pura e semplice, si debba esplorare una terza via, difficile, dove la tensione, mantenuta tra le due rivendicazioni distinte e perfettamente opposte, potrebbe essere l’occasione per determinare comportamenti responsabili. Dove trovare il paradigma di una tale tensione vivente?… In Luca, dove, in un solo medesimo contesto, il comandamento “nuovo” – amare i nemici – e la Regola d’oro (nda – Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro -). In Luca 6 i due passi sono vicini”.

Avvisa Ricoeur che senza il comandamento d’amore, la Regola d’oro sarebbe continuamente forzata dal: “do ut des”, io do affinché tu dia. L’introduzione della regola: “poiché ti è stato donato” corregge l’affinché della “massima utilitaristica” precedente. Il primo dono ricevuto è la Creazione che riporta la nostra attenzione all’affinché, evitando così l’oscillazione tra l’interesse disinteressato di partner preoccupati di aumentare il proprio vantaggio, e il sentimento autentico di cooperazione fondato sulla convinzione di essere reciprocamente in debito.

Se abbandonata a se stessa, la Regola d’oro (così la giustizia) tende a sottomettere la cooperazione alla competizione. Ecco perché solo il porre in equilibrio il comandamento d’amore con la Regola d’oro, ci salva dal cadere nel calcolo utilitaristico.

A tale proposito Ricoeur introduce l’economia del dono e definisce il comandamento d’amore “sovra-etico”:
“incontrando una struttura della prassi – la distinzione tra amici e nemici – il comandamento nuovo ne afferma la nullità. Etico, quindi – e tuttavia sovra-etico – è il comandamento nuovo in quanto costituisce, in qualche modo, la proiezione etica più vicina a ciò che trascende l’etica, vale a dire l’economia del dono”.

Chissà se Macron passeggiando e discutendo con il suo Professore abbia parlato della possibilità di incarnare nella società un forte concetto di reciprocità, non con il solo fine di un limitato benessere reciproco, ma in vista di una fraternità volta a superare i fattori contingenti e iniqui che spesso indipendentemente dalla loro volontà pesano sulle persone.

Daniela Argentati

Citazioni tratte da: Ricoeur, Amore e Giustizia, Editrice Morcelliana, Brescia 2007

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